|
|
Il turismo dentale, apparente, clamorosa, novità degli
ultimi mesi, a dire il vero, novità non è.
Già ai tempi del blocco sovietico, liberi cittadini occidentali, soprattutto tedeschi,
trascorrevano vacanze a Budapest, detta la Parigi dell'est, per dedicarsi alle attività
termali e, con l'occasione, rimettersi a posto i denti.
Il Thermal Hotel, per citarne uno, edificato sulla fluviale isola Margherita, oltre
che ospitare, naturalmente, un centro termale, disponeva di una clinica odontoiatrica,
dedicata solo ai turisti, aperta 24 ore su 24.
Dedicata solo agli stranieri, perché l'accesso alle terapie odontoiatriche di tipo
occidentale, in Ungheria, come in tutto il blocco dell'est, era, per i prezzi praticati,
assolutamente proscritto al comune cittadino, il quale doveva accontentarsi di cure,
nella migliore delle occasioni, senza anestesia e, sul versante della protesica,
di dentiere in resina o di "stampate" in acciaio, ( protesi utilizzate, in occidente,
solo in ambito veterinario) mancando la possibilità di approvvigionarsi di leghe
auree utilizzabili nella costruzione di protesi dentali oltre che le conoscenze
e tecnologie per realizzarle.
Negli anni 80, dall'Italia, si organizzarono pullman per l'Olanda dove sistemare
i problemi ai denti in modo definitivo ed estremamente economico. Tanto definitivo
che, più d'uno, partì, più per curiosità che altro, con qualche carietta tornando
con la dentiera. Su pressioni della Comunità Europea,
dopo pochi anni, il governo
olandese pose fine a questa procedura criminale. |
|
|
|
|
L'era moderna del turismo odontoiatrico cominciò sul finire degli anni 90, dal Triveneto,
verso la Croazia, grazie alla contiguità territoriale, ed ai buoni uffici di terzi,
soprattutto organizzazioni sindacali. La diffusione dei voli low cost, ha poi faacilitato
l'accesso a tutti coloro che, essenzialmente abitanti nelle regioni sedi degli aeroporti
serviti da questi voli, volessero rincorrere il mito dei denti a basso costo.
I paesi verso cui si dirigono i turisti dentali sono, in Europa: Croazia, Slovenia, Serbia, poi, ancor oggi Ungheria, ma anche Bulgaria e Romania; in Africa, si va
in Tunisia e Marocco. Davvero lontane, il che aumenta le possibilità si generino
dei problemi, sono Brasile ed India. Paesi tutti, questi, in cui l'odontoiatria
occidentale è una recente acquisizione, ed, anzi, è una acquisizione indotta e sostenuta
dal turismo, perché i prezzi che appaiono economici agli occidentali, sono ancora,
spesso, proibitivi per la popolazione locale.
Per esprimere una critica obiettiva a queste strutture, bisogna definire alcuni
concetti fondamentali. L'odontoiatria, è costituita da procedure, per cui si
adoperano delle attrezzature, e dei materiali, che nelle procedure vengono consumati.
Il trinomio per ottenere il risultato eccellente è quindi:
- ottime PROCEDURE,
- ottime ATTREZZATURE,
- ottimi MATERIALI.
|
|
|
|
|
Le PROCEDURE, l'operatore, le fa
proprie con una curva di apprendimento che parte al termine dei suoi studi universitari
e si conclude solo il giorno in cui cessa di lavorare per pensione, decesso o saturazione.
Ci si forma frequentando congressi, corsi d'aggiornamento ( sempre a pagamento),
documentandosi sulle riviste specializzate, ma anche, ed anche questo fa la differenza
fra i bravi e gli altri, ci si confronta quotidianamente con la realtà, imparando
qualcosa ad ogni intervento, e costruendo, mattone su mattone, la propria esperienza;
della passione non c'è molto da dire altro che se non si ha passione si dovrebbe
fare un altro mestiere.
Quindi, riassumendo:
le PROCEDURE derivano dall' ESPERIENZA
alimentata da una continua e costosa FORMAZIONE.
Per quanto siano di buoni studi e volontà, gli operatori dell'est, odontoiatri,
odontotecnici e personale sanitario tutto, si confrontano con procedure in cui sono
solo all'inizio della curva di apprendimento, di cui hanno un esperienza limitatissima,
di cui sovente hanno solo letto qualcosa sulle riviste occidentali; il che trasforma
i loro clienti in cavie da esperimento. Sempre a proposito di procedure, oltre a
quelle cliniche evidenti, vi sono altri tipi di procedure, talvolta inapparenti,
ma non per questo meno costose, che formano il percorso di qualità. Una di queste,
è la procedura di disinfezione e sterilizzazione. Senza dilungarsi nelle sue fasi,
essa rappresenta un costo, in ore lavoro del personale, attrezzature e materiali,
tale da incidere in maniera rilevante sul costo finale della prestazione. Solo che,
il Cliente/Paziente non la vede, e, nella mancata osservanza della stessa, gli effetti
non è detto che siano immediati, ma, non per questo meno gravi.
Le ATTREZZATURE
costituiscono un costo molto rilevante per uno studio. La rincorsa agli ultimi ritrovati
della tecnologia ha un senso; è esperienza comune che, dopo aver imparato ad usare davvero una certa attrezzatura tecnologicamente avanzata, ci si chieda come si sia
fatto, fino ad allora, a farne a meno.
L'uso di attrezzature avanzate, contribuisce
in maniera sensibile a migliorare la qualità delle prestazioni erogate, ed a diminuirne
l' invasività; per fare un esempio, la radiografia digitale determina un'esposizione
alle radiazioni molto più bassa di quella tradizionale. Le attrezzature da sole
tuttavia non possono nulla; se non adeguatamente utilizzate
sono solo un'attraente
esca per gli allocchi.
Non si può dire, facendo un tour virtuale nei siti dei dentisti
dell'est, che, in genere, manchino di attrezzature all'avanguardia ma non è evidente
che sappiano usarle.
I MATERIALI anche questi, se non integrati in procedure conosciute,
non consentono l'ottimo risultato.
Ricordo che, alcuni anni fa, ci recammo, con
il team clinico, a mettere degli impianti, con tecnica, ai tempi, molto sofisticata,
presso lo studio di un collega.
Durante l'intervento, il collega, armato di penna
e taccuino, passò, febbrilmente, da una domanda all'altra, infastidendoci non poco.
Alla fine, terminato il tutto, pretendeva che riassumessi, per scritto, le caratteristiche
di tutti i materiali adoperati.
Contrariato, presi il sacchetto dei rifiuti e glielo
porsi dicendo: " se frughi nella spazzatura vedrai che trovi le confezioni di tutto
quello che abbiamo adoperato...".
COSTI
Come fanno gli odontoiatri dell'Est ad avere
prezzi bassi?
I prezzi sono certamente concorrenziali per le otturazioni e la protesi,
meno, molto meno od affatto, per l'implantologia.
Ciò si spiega con il
fatto che,
queste organizzazioni, in preconcetto deficit di credibilità, debbano, di necessità,
rivolgersi al top level degli impianti che pagano, peraltro, il 20% più dei dentisti
italiani. Lo spazio per ridurre i costi dell'implantologia, al momento, quindi non
c'è. Da rimarcare che, in media, anche il costo di attrezzature e materiali, è per
i colleghi dell'est, più alto del 20% rispetto agli occidentali.
I prezzi più bassi,
secondo loro, derivano dal minor costo del lavoro e dalla minore imposizione fiscale.
Una analisi dei costi effettuata dall' Associazione Artigiani della provincia di
Vicenza nel 2003 in Croazia, ha evidenziato come i conti non tornino, se non si
mette in conto un forte deficit qualitativo delle prestazioni.
Il viaggio, o meglio
i viaggi, sono sempre a carico del Paziente.
Piuttosto ambiguo, e comunque non omogeneo,
è il rapporto fra i costi espressi e le spese di soggiorno.
Da più parti si indica
come queste vadano considerate incluse, almeno parzialmente, ma non è mai specificato.
Si concede, nei fatti, una notte, la prima, in albergo.
Il Paziente, novello cliente,
invogliato dal preventivo allettante, decide di iniziare il viaggio, giusto per
fare una vacanza, vedere e quindi rendersi conto, convinto com'è di poter recedere
in qualsiasi momento; mentre, una volta inserito nell'ingranaggio, si rifugia nel " già che siamo qui....." per giustificare una scelta di cui magari non è convinto.
La connaturale buona educazione e cortesia dei popoli slavi fa il resto.
COMUNICAZIONE
Quali sono i media con cui i dentisti esteri comunicano con i loro potenziali clienti,
come trasmettono il loro messaggio?
Internet, il passaparola, e l'intervento di
intermediari.
I siti presenti sul web, in una posizione facilmente raggiungibile,
in prima o seconda pagina dei motori di ricerca, o nei link sponsorizzati, cioè
a pagamento, sono solo una dozzina, probabilmente la punta di un iceberg, e, praticamente,
sono solo vetrine, non davvero canali di conduzione per i potenziali clienti.
Una
caratteristica comune: la maggior parte è redatta in un buffo ed improbabile italiano. Evidentemente, quindi, la comunicazione efficace, si avvale di terzi intermediari
posti sul territorio italiano e del passaparola.
Una condizione necessaria perché
il passaparola possa esserci, è la soddisfazione degli interessati.
Coloro che si
sono sottoposti alle cure odontoiatriche all'estero sono evidentemente in larga
misura soddisfatti tanto da suggerire ad amici e conoscenti l'emulazione del loro
comportamento.
Ciò significa che la qualità percepita, dall'insieme dei trattamenti
subiti, è buona.
Siccome buona, nei fatti, non è, ancora una volta bisogna puntare
il dito su chi, istituzionalmente deputato e pagato per farlo ( Ordine dei Medici
ed associazioni di categoria, quali l'Andi) non si è ancora speso in modo efficace
per chiarire al Paziente la differenza fra qualità reale e qualità percepita; la
differenza, in sintesi, fra essere Paziente e Cliente.
I terzi intermediari, salvo
le rare agenzie viaggi specializzate, sono figure estremamente ambigue: non si capisce
chi siano, dove siano, come traggano utile dalla loro attività e che utile traggano,
se siano odontoiatri, se siano abilitati alla ricezione delle informazioni cliniche
dai pazienti, che uso ne facciano.
Una indagine delle competenti autorità sarebbe
largamente opportuna senza dimenticare che la legge Bersani deputa proprio agli
ordini dei medici e degli odontoiatri il dovere di sorveglianza sulla trasparenza
e veridicità della pubblicità sanitaria.
Ad ogni buon conto, questi intermediari,
di cui spesso si ha solo un indirizzo email ed un numero di cellulare, invitano
ad inviare, via email, o per posta ordinaria, la documentazione radiografica e fotografica
a disposizione, nonché un piano di cura con preventivo ottenuto da strutture cliniche
italiane di prestigio.
Questi la ritrasmettono a studi "selezionati" che fanno il
nuovo piano di cure ed il relativo preventivo basandosi solo sulla visione del materiale inviato, e senza, è ovvio, aver effettuato alcuna visita. Oltre a questo nuovo piano
di cura ne emettono uno che ricalca quello italiano con evidenziate le differenze
di prezzo.
GARANZIE:
Quella di seguito riportata è, testualmente, la limitazione
di garanzia di uno studio ungherese. Ogni commento è superfluo.
La garanzia decade
se: ·
- Se non vengono rispettati i consigli del dentista.
- Se l'igiene della bocca
viene trascurata( cura insufficiente dei denti)
- Se i controlli vengono trascurati
(vanno fatti una volta all'anno)
- In caso di perdita o aumento di peso considerevole
- La rottura naturale dell'appoggio o dell'osso mandibolare
- In caso di malattie,
(diabete, epilessia, osteoporosi)
|
|
|
|
|
CONTESTAZIONI
Se una cura odontoiatrica non va
a buon fine può causare al paziente un danno.
Tale danno porta il soggetto leso
ad interrogarsi sulla responsabilità del medico che ha effettuato la cura e, a volte,
dopo meditata riflessione, il paziente decide di spiccare una causa per il risarcimento.
In Italia a tale riflessione si giunge dopo avere sentito un altro specialista e
dopo essersi consultati con un legale. In linea generale se il dentista che ha causato
il danno è assicurato la questione si può risolvere con la Compagnia di Assicurazioni
e, in caso di mancato accordo, si propone un’azione giudiziaria che si svolge secondo
il rito e la legge italiana.
Ma se il medico non è residente in Italia e ha lo studio
all’estero tale procedura si complica. Infatti, in tale caso, sia la procedura arbitrale
con la Compagnia di assicurazioni, sia la causa seguiranno la legge straniera.
L'
avvocato, in tale caso, dovrà verificare se per la legge il paziente/cliente sia
tutelato come in Italia e dopo di che dovrà verificare se
esistono convenzioni
tra l’Italia e il paese straniero che disciplinano specificatamente la procedura da
seguire, tenuto conto che:
- se esiste una convenzione, gli atti introduttivi della
controversia devono seguire la via diplomatica: l’Ufficiale giudiziario trasmetterà
la documentazione direttamente all’Ambasciata competente che, a sua volta, ne curerà
l’inoltro alle Autorità locali;
- se non esiste una convenzione, la notifica deve essere richiesta a cura dell’Ufficiale giudiziario, mediante invio di due copie
dell’atto (con traduzione giurata se il destinatario è straniero) direttamente alle
Rappresentanze diplomatico-consolari territorialmente competenti. Le spese per sostenere
la causa saranno quindi enormemente maggiori ed il risultato fortemente aleatorio.
CAUSE
Quali sono, infine, le cause di questo fenomeno? La risposta che viene immediata
è: la ricerca di un risparmio economico nella necessità di un trattamento odontoiatrico.
Ma non è solo questo; sembra che, per alcuni, forse per molti, la terapia odontoiatrica
non sia intesa come atto medico, ma come una sorta di wellness, di atto di "benessere
fisico" non necessariamente sottoposto ai rigori dell'atto medico-chirurgico.
Approccio
simile a quello che si ha per il termalismo.
A prescindere dai costi, nessuno si
sogna però di andare a farsi operare un ginocchio, o di un tumore alla mammella,
in strutture private croate piuttosto che marocchine.
C'è da chiedersi , ancora
una volta, perché le organizzazioni pubbliche ed associative, quali gli ordini dei
medici o l'associazione dentisti italiani, ANDI, non abbiano costruito, per tempo,
una campagna di comunicazione che spieghi in modo trasparente e chiaro, che l'atto
odontoiatrico, se non vi è a monte una attenta e rigorosa osservanza dei protocolli
igienici, costituisce la potenziale porta per gravi infezioni quali l'epatite o
l'aids; che l'atto odontoiatrico è un vero e proprio atto chirurgico con tutti gli
aspetti del caso.
|
|
|