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«Chiama per farti
dare i numeri di chi è già stato nostro cliente... Pensiamo a tutto noi: alberghi,
ristoranti... Sarai seguito da un’équipe di medici che si sono specializzati in
Germania e Italia. Contattaci, in 24 ore organizziamo le tue vacanze-cura in Romania».
Non è l’offerta per un viaggio turistico, ma la pubblicità di uno studio odontoiatrico
di Bucarest che, con un annuncio abbinato ad una compagnia aerea charter, cerca
di reclutare clienti al di qua delle Alpi. E ci riuscirà, grazie ad un argomento
di sicura presa. I prezzi scontati. Anzi, scontatissimi. Protesi, impianti o altro
a meno della metà rispetto agli studi di casa nostra. Poche centinaia di euro e
in più il diversivo di una vacanza, trattamento incluso. Fenomeno più diffuso di
quanto si creda quello del «turismo dentale». Odontoiatri dalle credenziali tutte
da verificare che operano in Croazia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Grecia
hanno trovato un nuovo business penetrando nel mercato italiano. E per chi ha voglia
di spendere di più in cambio di luoghi indimenticabili c’è anche l’India, dove un’otturazione
costa quanto da noi l’affitto di lettino e ombrellone.
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Basta consultare Internet
per rendersi conto di quante siano le proposte all inclusive. I numeri della mobilità
odontoiatrica non sono definibili. Ma è certo che in tanti ormai si muovono per
le cure low cost da Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna. Quasi
inesistente, invece, l’esodo dal Centro sud ;forse perché i costi di viaggio per
raggiungere i Paesi dell’Est sono più onerosi, o perché la propaganda degli studi
stranieri è meno insistente. Ma le conseguenze delle cure al risparmio si pagano
dopo pochi mesi. Dentiere che si scollano, granulomi, infezioni, emorragie. Non
sempre è così, ma succede spesso. «Possiamo immaginare le condizioni in cui lavorano
fuori confine - afferma Gianantonio Favero, Università di Padova - perché constatiamo
i risultati sui pazienti che ci chiedono di riparare i danni di quegli interventi.
Vengono visitati da operatori senza titolo, che utilizzano materiale scadente. È
così che un programma terapeutico viene a costare magari sui 3mila euro, anziché
i 10mila che costerebbe da noi». Un caso recente: una signora alla quale avevano
fatto in Croazia una protesi fissa di porcellana con lega non preziosa, priva di
certificazione; non le avevano devitalizzato i denti sottostanti e ha sviluppato
dei granulomi. Ora deve ricominciare tutto daccapo. A partire sono in genere persone
con bassa istruzione. In Friuli il flusso turistico-dentale è particolarmente sostenuto.
«L’odontoiatria italiana è di ottima qualità e la qualità costa - dice Nick Sandro
Miranda, segretario sindacale dell’Associazione nazionale dentisti in questa regione
- . Più di una volta nell’ambulatorio pubblico di Tarvisio mi sono trovato ad intervenire
per emorragie seguenti ad estrazioni fatte all’estero. Ricordo, per esempio, il
caso di una signora alla quale, in uno studio sloveno, avevano tolto un dente senza
accertare preventivamente quali farmaci prendesse. Il consiglio è quello di diffidare
delle cure a buon mercato e di ricordarsi che il rapporto fiduciario e continuo
tra medico e paziente è fondamentale per avviare un programma terapeutico». Carlo
Guastamacchia, dentista milanese, premette di non avere nulla a priori contro queste
iniziative, «tranne per un particolare: sappiamo purtroppo che in quei Paesi non
esistono spesso condizioni
igieniche sufficienti. Inoltre, le strumentazioni utilizzate
sono il più delle volte obsolete. Prima di accettare le proposte del turismo odontoiatrico,
occorre ricordarsi che intraprendere una cura non è come comprare un pacco di zucchero:
è importante che il paziente abbia la garanzia di essere seguito nei mesi successivi».
Margherita De Bac
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